Gli additivi: le piccole quantità che cambiano tutto

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Additivi

Meno dell’1% della miscela in peso. Eppure, sono loro a determinare se un calcestruzzo è pompabile in estate, lavorabile dopo due ore di trasporto o resistente al gelo in quota.

Immaginate un getto strutturale in estate, con temperature che superano i 35°C e tempi di trasporto lunghi: il calcestruzzo rischia di irrigidirsi prima ancora di essere messo in opera. O il caso opposto, una prefabbricazione che richiede di disarmare dopo poche ore, quando il calcestruzzo ordinario avrebbe bisogno di giorni. In entrambi i casi, la soluzione non sta nel cambiare gli ingredienti principali, ma in piccole quantità di prodotti chimici aggiunti alla miscela: gli additivi.

La tecnologia degli additivi è avanzata enormemente. Oggi consentono di produrre calcestruzzi con rapporti a/c impensabili fino a qualche decennio fa, di mantenere la lavorabilità per ore, di accelerare i tempi di disarmo, di proteggere le strutture in ambienti estremi. E, sempre più, di rendere compatibili cementi a basso contenuto di clinker con le esigenze operative del cantiere moderno.

Vediamo come funzionano, come si classificano secondo la UNI EN 934 e dove si stanno spingendo le frontiere della ricerca applicata.

Cosa sono gli additivi e come agiscono

Gli additivi per calcestruzzo sono prodotti chimici aggiunti alla miscela durante l’impasto in quantità non superiori al 5% in massa del contenuto di cemento, nella pratica quasi sempre molto meno, tipicamente tra lo 0,2% e il 2%.

A differenza delle aggiunte (come le ceneri volanti o il fumo di silice, che sono materiali finemente suddivisi con funzione parzialmente legante), gli additivi agiscono attraverso meccanismi chimici e fisici sulla pasta fresca e sulle reazioni di idratazione. Non aumentano il volume della miscela in modo significativo, ma ne modificano il comportamento.

Il loro meccanismo d’azione dipende dalla famiglia chimica di appartenenza: alcuni si adsorbono sulla superficie dei grani di cemento modificandone le cariche elettrostatiche, altri rallentano o accelerano specifiche reazioni chimiche, altri ancora introducono microbolle d’aria controllate nella struttura del materiale.

Il riferimento normativo: UNI EN 934

La norma di riferimento per gli additivi destinati al calcestruzzo è la UNI EN 934-2. Definisce le categorie di additivi ammessi, i requisiti prestazionali minimi per ciascuna, i metodi di prova da utilizzare e le modalità di dichiarazione della conformità.

UNI EN 934-2

Additivi per calcestruzzo. Definisce le categorie (fluidificanti, superfluidificanti, ritardanti, acceleranti, aeranti, impermeabilizzanti, espansivi), i requisiti essenziali di prestazione e i metodi di prova. È la norma che disciplina la marcatura CE degli additivi per calcestruzzo.

Un additivo conforme alla EN 934-2 deve riportare la marcatura CE e una Dichiarazione di Prestazione (DoP) che specifica le caratteristiche dichiarate e i valori garantiti. In fase di qualifica della miscela e di controllo in produzione, è essenziale verificare che l’additivo impiegato corrisponda a quello utilizzato durante la qualifica iniziale.

Le principali famiglie di additivi

La UNI EN 934-2 distingue diverse categorie in base all’effetto principale prodotto sul calcestruzzo. Per ciascuna categoria la norma indica un prospetto di riferimento che definisce i requisiti minimi da soddisfare. Ecco le più diffuse nella pratica:

Tipo Prospetto EN 934-2 Effetto principale Quando si usa
Fluidificante / Riduttore d’acqua Prosp. 1 Aumenta la lavorabilità a parità di w/c, oppure riduce il w/c a parità di lavorabilità Calcestruzzi correnti, pompaggio, getti in casseforme complesse
Superfluidificante Prosp. 2 Riduzione d’acqua superiore al 12% con elevata fluidità Calcestruzzi ad alta resistenza, autocompattanti, w/c molto bassi
Ritardante Prosp. 3 Prolunga i tempi di presa Getti in climi caldi, trasporti lunghi, grandi volumi, riprese di getto
Accelerante di presa Prosp. 4 Anticipa l’inizio della presa Lavori invernali, prefabbricazione, situazioni di emergenza
Accelerante di indurimento Prosp. 5 Aumenta la resistenza nelle prime ore Aumenta la resistenza nelle prime ore
Aerante Prosp. 6 Introduce microbolle d’aria sferica e uniforme Calcestruzzi esposti a cicli gelo/disgelo, strade, pavimentazioni
Impermeabilizzante Prosp. 7 Riduce la permeabilità all’acqua Strutture interrate, vasche, opere idrauliche
Espansivo Prosp. 8 Compensa il ritiro durante la presa Sigillature, ancoraggi, giunti, elementi precompressi
Vale la pena saperlo

L’uso combinato di più additivi (ad esempio superfluidificante + ritardante) richiede una verifica di compatibilità tra i prodotti, da effettuare in fase di qualifica della miscela. Non tutti gli additivi sono compatibili tra loro e non tutti sono compatibili con tutti i tipi di cemento. La scheda tecnica del produttore e le prove di laboratorio sono i riferimenti obbligatori.

I superfluidificanti: dai naftalensolfonati ai policarbossilati

I superfluidificanti sono la famiglia di additivi più importante e più studiata degli ultimi decenni. La loro evoluzione chimica racconta molto della direzione in cui si è mossa la tecnologia del calcestruzzo.

Le prime generazioni, basate su sali di naftalensolfonato o melamminsolfonato, agivano disperdendo i grani di cemento attraverso repulsione elettrostatica, liberando l’acqua intrappolata negli agglomerati e aumentando così la fluidità della miscela. Efficaci, ma con un limite: l’effetto era di breve durata (30-60 minuti) dopo i quali la lavorabilità calava rapidamente.

La svolta è arrivata con i policarbossilati eterici (PCE), oggi dominanti sul mercato. Questi polimeri agiscono con un doppio meccanismo: repulsione elettrostatica e, soprattutto, repulsione sterica, grazie alle catene laterali del polimero che impediscono fisicamente ai grani di riavvicinarsi. Il risultato è una fluidità molto più duratura e una maggiore efficienza nella riduzione d’acqua.

Additivi di ultima generazione e calcestruzzi a basso impatto ambientale

La pressione verso la riduzione delle emissioni di CO₂ nel settore delle costruzioni ha aperto un fronte di ricerca molto attivo: come rendere i cementi a basso contenuto di clinker (CEM II, CEM III, CEM IV, CEM VI) tecnicamente competitivi rispetto al CEM I puro, senza sacrificare lavorabilità e prestazioni?

Il problema è reale. I cementi con alta percentuale di materiali supplementari (ceneri volanti, loppa, fumi di silice) sviluppano la resistenza più lentamente e reagiscono diversamente con gli additivi tradizionali. In particolare, tendono ad assorbire più additivo nelle fasi iniziali, riducendone l’efficacia, e possono mostrare una perdita di lavorabilità più rapida rispetto ai cementi Portland puri.

La risposta dell’industria chimica è arrivata con una nuova generazione di superfluidificanti PCE “su misura”: polimeri con architettura molecolare ottimizzata per interagire specificamente con le superfici dei materiali supplementari. Alcune caratteristiche distintive:

  • Lungo mantenimento della lavorabilità: fino a 3-4 ore dalla miscelazione, con perdita di slump controllata e prevedibile. Fondamentale per trasporti lunghi, cantieri lontani dalla centrale di betonaggio o getti che richiedono tempi di messa in opera estesi.
  • Compatibilità ottimizzata con CEM II, III, IV: formulazioni studiate per interagire con le superfici di loppa, ceneri volanti e pozzolane, garantendo dispersione efficace anche con basso contenuto di clinker.
  • Riduzione d’acqua spinta: a/c inferiori a 0,38–0,40 con lavorabilità da autocompattante, un tempo appannaggio esclusivo dei CEM I ad alta resistenza.
  • Funzionalità integrate: alcuni prodotti di ultima generazione combinano azione fluidificante, ritardante modulabile e controllo del ritiro in un’unica formulazione, riducendo la complessità del mix design.
Additivi e sostenibilità: il collegamento con i CAM

I Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (CAM) incentivano l’uso di cementi con ridotto contenuto di clinker, che abbassano l’impronta carbonica del calcestruzzo. Perché questi cementi funzionino bene in cantiere, è spesso necessario un additivo di nuova generazione compatibile. La scelta dell’additivo non è quindi un dettaglio tecnico secondario, ma parte integrante della strategia di sostenibilità della miscela: cemento a basso clinker + superfluidificante PCE di ultima generazione = prestazioni equivalenti al CEM I con un impatto ambientale significativamente ridotto.

Dosaggio, controllo e rischi da uso scorretto

Gli additivi sono prodotti potenti e, proprio per questo, sensibili al dosaggio. Usarne troppo poco vanifica l’effetto; usarne troppo può produrre effetti indesiderati anche gravi.

  • Sovradosaggio di superfluidificante: può causare segregazione (la ghiaia “affonda” e la pasta risale), bleeding eccessivo, ritardi nella presa non previsti. Un calcestruzzo iperfluido non è necessariamente un calcestruzzo migliore.
  • Sovradosaggio di aerante: un contenuto d’aria eccessivo riduce la resistenza meccanica. Ogni punto percentuale di aria in più corrisponde a circa il 5% di resistenza in meno.
  • Compatibilità cemento-additivo: non tutti i cementi rispondono allo stesso modo allo stesso additivo. La qualifica della miscela con le materie prime reali è sempre necessaria prima della produzione in serie.
  • Aggiunta in cantiere dopo la consegna: come per l’acqua, aggiungere additivo in cantiere senza autorizzazione del produttore annulla la conformità del calcestruzzo certificato. È una pratica vietata dalla norma.
Il punto chiave di questo numero

Gli additivi sono uno strumento tecnico preciso, non una correzione dell’ultimo momento. La loro scelta deve essere parte integrante del mix design, coerente con il tipo di cemento, le condizioni di cantiere e i requisiti dell’opera. Le formulazioni di ultima generazione, in particolare i PCE a lungo mantenimento, aprono scenari nuovi per la compatibilità con cementi a basso clinker, rendendo possibile coniugare sostenibilità ambientale e qualità tecnica senza compromessi.

Nel prossimo numero:

Il prossimo numero sarà dedicato alla Vasca Bianca: perché progettare l’impermeabilizzazione.

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